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mercoledì 30 marzo 2016

Piccoli Lettori Crescono, il Ri-Ri-Torno!

Ciao  tutti, Piccoli Lettori!

Eccoci di nuovo qui (forse quest'anno un po' in ritardo...) per comunicarvi una cosa importantissimissimissima! E che cosa sarà mai sta cosa super-iper-importante che dobbiamo dirvi? indovinate un po'? Ebbene sì, per tutti coloro che avevano immaginato (e sperato... eheh!!) che Piccoli Lettori Crescono ricominciasse con i suoi incontri il prima possibile...beh... Aveva super-ragione!

Lo staff di Piccoli Lettori Crescono è orgogliosa di annunciarvi che a breve gli incontri dei piccoli lettori in biblioteca ricominceranno!
Ci rivedremo infatti Sabato 2 Aprile alle ore 14.30 presso la Biblioteca Civica di Racconigi. Dite pure a mamma e papà di non prendere impegni per il weekend, perché Piccoli Lettori Crescono è tornato alla grande!

Per tutti i bimbi che non sanno cosa sia Piccoli Lettori Crescono ma hanno ricevuto l'avviso a scuola e vorrebbero tanto partecipare... Piccoli Lettori Crescono è un progetto dedicato a tutti i bimbi delle classi terze, quarte e quinte della scuola elementare di Racconigi e portato avanti da giovani volontari del Comune della nostra città. Per sei sabato pomeriggio, cinque ragazzi vi aspetteranno presso la biblioteca civica di Racconigi (dalle 15 alle 17) per leggere insieme un libro scelto apposta per voi e per divertirsi con voi con mille giochi e attività!

Il libro scelto quest'anno è Harry Potter e la Pietra filosofale (scommetto che qualche piccolo lettore lo ha già letto tutto... e che qualcun altro ha già visto il film!): questo significa che per sei pomeriggi ci incontreremo in biblioteca e leggeremo insieme qualche capitolo di questo libro che parla di amicizia, avventura e soprattutto di.... Magia!
Che aspettate allora? Correte a trovarci! Noi vi aspettiamo, carichi di energia e tanta voglia di giocare con voi!

A presto,
i vostri affezionatissimi
Chiara
Idhar
Laura
Serena
e Chiara (l'altra, non quella di prima ;P )







lunedì 2 marzo 2015

Arrivederci piccoli lettori!

Ciao a tutti Piccoli Lettori!

Anche quest'anno il ciclo di incontri è giunto al termine, non senza un po' di dispiacere da parte delle vostre "maestre" che durante questi otto incontri vi hanno guidato nel mondo della mitologia e si sono affezionate tanto a voi. Per il secondo anno di fila il progetto "Piccoli Lettori Crescono" si è svolto regolarmente e ha riscosso abbastanza successo presso voi bambini; ne siamo molto felici! Per noi volontari del comune di Racconigi sono stati due piccoli grandi successi! Quando abbiamo stilato il progetto di questi incontri, a ottobre 2013 e settembre 2014 non pensavamo certo che a voi Piccoli questo ciclo di lezioni sarebbe piaciuto così tanto e che avreste partecipato così numerosi. Siamo stati ben lieti, infatti, di raccogliere le 120 adesioni quest'anno, e di accogliere una media di 40-50 Piccoli lettori ad ogni incontro.
L'esperienza che abbiamo vissuto insieme è stata estremamente formativa... non per voi Piccoli Lettori, ma per noi maestre! E' stato molto bello riscoprire insieme il mondo delle fiabe e degli antichi miti e insieme il Vostro mondo di bambini. Siamo stati molto felici di vedervi arrivare ogni sabato armati di entusiamo e di voglia di scoprire qualcosa di nuovo, voglia di ascoltarci, ma soprattutto di stare insieme, di fare un percorso insieme. Un percorso che certamente ci ha arricchito tutti, Piccoli Lettori e Grandi Lettori.
Speriamo che tutto il nostro lavoro sia stato da voi apprezzato e che vi siate divertiti almeno un pochino! Ma soprattutto speriamo di rivedervi il prossimo anno.. noi ci impegneremo sicuramente per reiterare il progetto e rinnovarlo con contenuti e modalità sempre nuovi. A proposito... noi volontari del comune di Racconigi saremmo ben contenti di sapere che cosa pensate di Piccoli Lettori, che cosa vi è piaciuto, e anche che cosa non vi è piaciuto, cosa possiamo riproporre nei prossimi cicli e che cosa invece andrebbe migliorato. Potete scriverci cosa ne pensate all'indirizzo e-mail piccolilettori.racconigi@gmail.com oppure lasciare un commento a qualunque post di questo blog. Leggeremo tutto quello che avrete da dirci e risponderemo sicuramente!

Nell'attesa delle vostre e-mail, vi lasciamo il programma completo suddiviso lezione per lezione su questo Blog (che continuerà ad essere aggiornato, non dimenticatevi l'indirizzo perché il prossimo anno continueremo a utilizzarlo!), potete rileggere i brani che abbiamo letto insieme durante i nostri incontri, oppure cercare letture nuove sull'argomento.. noi continueremo a proporvene ancora nei prossimi mesi.
infine vi consiglio di "ripassare" gli argomenti di ogni incontro perché saranno oggetto del Grande Gioco della festa finale! Quindi, mi raccomando, rileggete tutto bene!!!

In attesa di rivederci finalmente alla Festa dei Piccoli Lettori (per sapere QUANDO, COME e DOVE si svolgerà, fate affidamento alla sezione NEWS E NOTIZIE di questo stesso sito), vi salutiamo con un grande abbraccio!
Ciao Piccoli Lettori!
Non smettete MAI di leggere!

Serena
Giada
Chiara L.
Giulio
Chiara C.
(e tutti gli altri volontari che ci hanno assistito in questo bel percorso)


domenica 1 marzo 2015

Incontro VI - le divinità femminili del pantheon norreno - Racconto



      I capelli di Sif e la bocca di Loki
Preso da quella strana malattia che è la noia, fonte di tutti i mali e del desiderio di nuove sensazioni, un giorno Loki catturò Sif, la bella compagna di Thor. Le bionde chiome della leggiadra signora delle messi stuzzicarono la cattiveria di Loki che, spinto da una ìrrefrenabile smania, iniziò a tagliarle, incurante delle lacrime che solcavano il viso della dea. In breve tempo, lavorando con demoniaco impegno, i bei capelli caddero tutti al suolo, mostrando il triste spettacolo di un cranio femminile rasato a zero. Contemplando la sua opera, l'infame Loki sghignazzava, pago della sua gratuita malvagità. La povera Sif, preda dello sconforto più assoluto, riuscì a liberarsi e, correndo a più non posso, si rifugiò tra le possenti braccia del marito. Il signore del tuono, al quale Sif, singhiozzando, aveva raccontato dell'affronto subito, si precipitò ad Asgardh, deciso a farla finita una volta per tutte con quell'insolente dì Loki. Solo l'abilità oratorìa, quel suo eloquio mielato, salvarono Loki da una morte orribile: promise a Thor che si sarebbe recato tra gli Elfi scuri per farsi confezionare una chioma d'oro del tutto simile, se non più bella, a quella naturale che aveva Sif. E, forse nel tentativo di ingraziarsi le altre divinità promise che avrebbe portato altri strabilianti oggetti, dotati di magiche virtù, che non avrebbero fatto rimpiangere le preziose ciocche da lui recise.
Inabissatosi nei tortuosi labirinti che conducevano nelle oscure viscere della terra, Loki giunse nel territorio dei nai da tutti chiamati «figli di Ivaldi» dal nome del loro progenitore. Ben conoscendo le straordinarie capacità degli Elfi, Loki non ebbe difficoltà a farsi forgiare una magnifica parrucca di bellissimi fili d'oro lucente, abbaglianti più del sole. I portentosi artigiani, depositari di arcaici segreti, gli costruirono anche la nave Skidhbiandnir, vascello di inestimabile valore che una volta messo in mare, aveva sempre il vento favorevole, anche se regnava la bonaccia. Inoltre, pronunciando delle formule magiche, si rimpiccioliva al punto da potersi agevolmente mettere in una tasca. Ma la strabiliante sapienza dei nani non conosceva limiti: forgiarono anche Gungnir, una sensazionale lancia capace di affrontare da sola il nemico, inseguendolo fino a colpirlo senza pietà. 
Ormai Loki aveva ricevuto doni sufficienti a lenire la rabbia degli dèi e poteva tornare nella cittadella divina. Ma, sempre alla ricerca di nuove occasioni di scommessa, entrò nella bottega dei fratelli Brokk ed Eitri, due fabbri. Adoperando il suo usuale tono altezzoso, Loki iniziò a disprezzare il lavoro dei due artigiani, affermando che non sarebbero mai stati capaci di realizzare tre oggetti paragonabili, per bellezza e funzione, a quelli che aveva con sé. I due fratelli accettarono la sfida e si misero al lavoro: Brokk prese una pelle di porco e con cautela, la pose sulla fucina, raccomandando al fratello di soffiare con il mantice fino al suo ritorno, senza mai fermarsi, qualsiasi cosa accadesse. Eitri, seguendo le istruzioni del fratello, manovrava con lena il pesante mantice, mantenendo la brace ardente. All'improvviso entrò nella bottega, annunciata da un fastidioso ronzio, una grossa mosca. L'insetto andò a posarsi proprio sulla mano del nano, disturbando non poco il suo lavoro. Alcuni insinuavano che fu lo stesso Loki, ricorrendo ad uno dei suoi truffaldini travestimenti, a molestare Eitri, tentando così di distoglierlo dal compito assegnatogli da Brokk. Difatti l'insetto punse con forza la mano di Eitri, che però continuò, nonostante il dolore, a soffiare con il mantice. Giunse allora Brokk che, compiaciuto con il fratello per la sua abnegazione, tolse il primo prodotto da esibire nella sfida con il dio: era un magnifico cinghiale, il cui dorso non era ricoperto da normali setole, ma da sottilissimi fili d'oro. Naturalmente il cinghiale fu chiamato Cullinbursti, «setole d'oro». Brokk, non dimenticando che dovevano presentare tre oggetti, si rimise a lavoro. Questa volta, come materiale di fusione, adoperò dei lingotti d'oro massiccio. Eitri riprese il suo posto al mantice e prese a far aria con potenza, mentre Brokk uscì dalla bottega raccomandandogli di non smettere fino al suo ritorno. La solita mosca - insetto nato per innervosire la gente - iniziò a volteggiare sopra la testa dell'artigiano e, seguendo un suo preciso piano di disturbo, lo punse sul collo. Conscio dell'importanza del compito affidatogli, Eitri strinse i denti e, sopportando un dolore ancora più acuto, continuò fino a quando non vide il fratello. Poco dopo arrivò Brokk e, costatato che la mosca non aveva compromesso il lavoro del fratello, estrasse dalla fucina un meraviglioso anello. L'aureo cerchietto aveva lo strano potere di riprodursi ogni nove notti in otto esemplari identici come gocce d'acqua: proprio per questo motivo lo chiamarono Draupnir, «che gocciola». Bisognava fabbricare un altro oggetto, altrettanto portentoso come i primi due. Brokk, che era la «mente», pose sulla fucina del ferro e, ancora una volta, rammentò al fratello - il «braccio» - che tutto sarebbe stato inutile se egli avesse smesso, anche per un solo istante, di soffiare con il mantice fino al suo ritorno. Inutile dire che la mosca, animata sicuramente da qualche potenza demoniaca, ricomparve e, ronzando incessantemente, si avvicinò ad Eitri. L'insetto punse l'indefesso fabbro proprio su una palpebra e, immediatamente, dei rivoli di sangue gli rigarono il volto, impedendogli di vedere ciò che stava facendo. Solo allora, e per un attimo, Eitri tolse una mano dal mantice per cacciar via la mosca. In quell'istante ritornò Brokk e dicendo che tutto stava per essere rovinato irrimediabilmente trasse dalla fucina un martello. A causa dell'incidente il martello aveva un piccolo difetto: il manico era un po' corto. Ma per il resto, che oggetto eccezionale! Una volta scagliato contro un qualsiasi obiettivo, lo raggiungeva infallibilmente, riducendolo in minuscoli frantumi. Come se non bastasse, esaurita la sua missione di distruzione, ritornava nelle mani del lanciatore come un boomerang. Inoltre, con appositi incantesimi, il martello poteva diventare tanto piccolo da essere nascosto in una tasca. Arma onnimaciullante, il martello fu chiamato Mjdlnir ' «che frantuma».
I due nani potevano considerarsi, e a ragione, orgogliosi di simili prodigiosi prodotti e, confidando in una sicura vittoria, Brokk si recò nella cittadella divina per confrontarsi con Loki. Il sacro concilio degli Asi, riunitosi per l'occasione, designò Odino, Thor e Freyr arbitri supremi della sfida. Loki mostrò i suoi tesori: donò Gungnir, ad Odino, magnificandone le doti; a Thor consegnò l'aurea parrucca dicendogli che, una volta poggiata sul cranio di Sif, i filamenti si sarebbero radicati come veri capelli, crescendo splendenti sempre più; la nave Skidhbladnir fu consegnata a Freyr e anche questa volta Loki descrisse con sapiente aggettivazione le doti nascoste del suo dono. I tre oggetti riscossero l'ammirazione degli dèi che, ammaliati anche dall'eloquenza di Loki, non riuscivano ad immaginare nulla che potesse soltanto eguagliarne il valore. Fu poi la volta dell'operoso nano: porse al padre degli dèi l'anello Draupnir, raccontando la sua eccezionale capacità di autoriproduzione, facendo balenare davanti agli occhi divini lo spettacolo delle montagne d'oro che se ne potevano ricavare, pose Mjdìnir nelle mani di Thor, al quale descrisse il fenomenale potere distruttivo dell'arma, sottolineando che contro di essa nulla avrebbero potuto i giganti; a Freyr regalò il cinghiale dalle setole d'oro, dicendogli che avrebbe potuto cavalcarlo sia in cielo che in terra o sulle onde del mare, anche di notte, perché le sue setole avrebbero illuminato il tragitto, lasciandosi dietro una scia luccicante che i comuni mortali avrebbero scambiato per stelle cadenti. La sacra giuria senza esitazioni decretò la vittoria del fabbro, poiché, dissero, i suoi doni erano preziosi, ma anche utili. Il rnartello, ad esempio, sarebbe stata l'arma migliore per difenderli dall'arroganza dei giganti. Infine, come si era soliti fare in quelle occasioni, condannarono Loki a consegnare la sua testa a Brokk. L'abile architetto di tante truffe, il signore del sotterfugio, vide andare in frantumi tutta la sua perfida sapienza: a nulla, infatti, valsero le sue offerte, formulate ricorrendo a quell'arte della persuasione che più di una volta lo aveva salvato da simili pericoli. Il fabbro fu irremovibile: a nessun costo avrebbe rinunciato alla testa di un simile spaccone. A Loki, «vergogna degli Asi», non restò che ricorrere ad una ignominiosa fuga: calzate magiche scarpe che gli consentivano di correre sull'acqua e attraverso il cielo, il dio iniziò una frenetica corsa e, deludendo sia il nano che gli dèi, sparì. Thor, che non poteva sopportare l'ombra di vigliaccheria piombata sugo dèi, scopri il rifugio di Loki e lo catturò, consegnandolo subito a Brokk. Protetto dal più forte degli Asi, l'artigiano si preparava a staccare la testa dei suo sfidante quando, sottilizzando sul significato letterale delle parole, Loki disse che poteva fare tutto ciò che voleva della sua testa, ma doveva lasciare intatto il collo: avevano scommesso la testa, nient'altro che la testa. Di fronte a tanta sfacciataggine, Brokk non si perse d'animo e, deciso ad umiliarlo fino in fondo, prese un coltello e dello spago e tentò di forare le labbra di Loki: voleva cucirgli la bocca, per impedirgli di pronunziare altre parole di sfida o di disprezzo.
Ma il coltello non tagliava. Il fabbro, recitando una delle sue segrete formule, fece aprire dal nulla la lesina con cui erano soliti, lui ed il fratello, forare le pareti. Questa volta le labbra del dio perdente vennero trafitte con facilità e lo spago potè passre tra i fori e sigillarle. Loki aveva avuto una giusta punizione: si trattava di un supplizzio dolorosissimo per lui, abituato a costruire frasi pompose, compiacendosi al solo loro suono. Purtroppo, poco dopo, Loki riuscì a strappre i pur forti nodi e, ormai libero, potè continuare ad imbastire tranelli avvalendosi del suo eloquio forbito.
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mercoledì 28 gennaio 2015

Incontro V: Mitologia Norrena - Gli dei principali

Gli dei: Asi e Vani
Con mitologia norrena, mitologia nordica o mitologia scandinava ci si riferisce all'insieme dei miti appartenenti alla religione tradizionale pre-cristiana dei popoli scandinavi, inclusi quelli che colonizzarono l'Islanda e le Isole Fær Øer, dove le fonti scritte della mitologia norrena furono assemblate.
Secondo la mitologia norrena il mondo sensibile è "Miðgarðr" (lett. "Terra di Mezzo"). Circondata dalle acque, alla sua sommità si trova Asgarðr, la dimora degli dei, raggiungibile unicamente tramite Bifröst, il ponte dell'arcobaleno. I Giganti vivono all'esterno del mondo, al Nord, in un luogo chiamato Jötunheimr ("Terra dei Giganti"). La dea Hel governa il sotterraneo regno "Helheim" ("Dimora di Hel"), luogo predestinato ai defunti. Nel Sud vi è l'infuocato e misterioso reame di Muspell, il Múspellsheimr dimora dei giganti del fuoco. Ulteriori regioni dell'immaginario norreno sono Álfheimr dimora degli "elfi chiari" (ljósálfar), Svartálfaheimr dimora degli elfi oscuri e Niðavellir le miniere dei Nani.
Le divinità sono divise in due classi: gli Æsir (Asi) e i Vanir (Vani). La distinzione non è tuttavia netta: nel passato remoto le due fazioni si fronteggiarono in guerra, ma in seguito raggiunsero la pace, si scambiarono ostaggi e alcuni membri si unirono in matrimonio. Di determinate divinità non è chiara l'appartenenza a una delle due classi.
• Gli ASI (al singolare Áss, al femminile singolare Ásynja, al femminile plurale Ásynjur) sono: Odino (Óðinn), Thor (Þórr), Baldr, Týr, Bragi, Heimdallr, Höðr, Víðarr, Váli, Forseti, Loki, Frigg, Sága, Eir, Gefjun, Fulla, Sif, Lofn, Vár, Vör, Hlín, Snotra e Gná.
• I VANI sono: Njörðr, Freyr, Freyja, Gullveig e Ullr.

Analisi degli dèi principali: Odino, Thor e Tyr
Odino
Nella mitologia norrena Odino è il re della classe di divinità dette Asi, ed è associato alla sapienza, all'ispirazione poetica, alla profezia, alla guerra e alla vittoria. Brandisce Gungnir, la sua lancia, e cavalca Sleipnir, il suo destriero a otto zampe. Figlio di Borr e della gigantessa Bestla, fratello di Víli e Vé, sposo di Frigg e padre di molti degli dèi, tra cui Thor (il Fulmine ordinatore), e Baldr. Spesso viene inoltre definito "Padre degli Dèi" o Allföðr, Allvater, Allfather ("Padre del Tutto").
Odino guiderà gli dèi e gli uomini contro le forze del caos nell'ultima battaglia, quando giungerà il Ragnarök, la fine del mondo, nel quale il dio sarà ucciso, inghiottito dal temibile lupo Fenrir, per essere immediatamente vendicato da Víðarr che ne lacererà le fauci dopo avergli piantato un piede nella gola.
Essendo il più antico degli dèi e il creatore del mondo e di tutte le cose, personificazione della sorgente stessa del tutto, Odino è il signore della sapienza, conoscitore delle essenze più antiche e profonde. Egli conosce per primo tutte le arti e in seguito le ha insegnate agli uomini.
La sapienza di Odino è conoscenza, magia e poesia al tempo stesso. Egli non solo conosce i misteri dei Nove Mondi e l'ordine delle loro stirpi, ma anche il destino degli uomini e il fato stesso dell'universo.
Odino ha al suo seguito diversi animali. Innanzitutto i due corvi Huginn e Muninn (i nomi significano pensiero e memoria), che spedisce ogni giorno in giro per il mondo perché, quando essi ritornano al tramonto, gli sussurrino ciò che hanno visto; e poi due lupi, Geri e Freki, ai quali getta il suo cibo durante le cene del Valhalla (sua dimora) visto che egli si nutre esclusivamente di idromele e di vino.
Thor
Thor (norreno Þórr) è una delle principali divinità scandinave, noto come il dio del tuono.
Figlio di Odino e di Jörð, dea della terra, era il più forte degli dèi. Sua moglie si chiamava Sif e i suoi figli erano Magni, Þrúðr e Móði.
Mentre Odino era considerato re degli dèi, il rosso Thor dalla fluente barba e dai possenti muscoli, era un po' più il dio degli uomini. Da loro era molto amato, tanto che i Vichinghi si definivano Popolo di Thor.
La sua forza, già leggendaria, era aumentata da tre oggetti che non abbandonava mai e che lo rendevano quasi invincibile: una cintura che raddoppiava la forza di chi la indossava, un paio di guanti di ferro e il leggendario martello Mjöllnir, strumento usato per colpire i mostri e i nemici, dal funzionamento analogo a quello di un boomerang, che simbolicamente rappresentava il fulmine e, dunque, preannunciava le piogge. I contadini erano soliti indossare catenine con appesi martelletti proprio per ingraziarsi la divinità.
Il suo mezzo di spostamento era un carro trainato da due capre (Tanngnjóstr e Tanngrisnir). Anche questi animali avevano proprietà portentose: per Thor, durante i suoi viaggi, era consuetudine cibarsene considerando che, conservando le pelli e le ossa, il mattino seguente sarebbero rinati.
Tyr
Týr era il dio della guerra nella mitologia norrena, nonché patrono della giustizia.
Era il protettore della guerra e della vittoria. Prima di ogni battaglia, i guerrieri, frementi per la tensione, rivolgevano a lui le loro preghiere e stringevano nervosamente le lance e le spade su cui era inciso il nome di Tyr. Ogni arma era dedicata a questo dio, richiamato dal potere magico delle rune, che imprimevano il suo nome e la sua forza nelle lame che in pochi istanti sarebbero divenute rosse di sangue. Per propiziarsi la vittoria, i guerrieri si chinavano sulle armi incise e pronunciavano tre volte il nome di Tyr, a cui stavano chiedendo protezione. Nonostante fosse il dio della guerra, non godeva della violenza esasperata e del sangue versato, ma concepiva la guerra solo come il mezzo estremo per risolvere una contesa tra due parti in conflitto. Ecco perché Tyr era anche il dio del diritto, che spesso fungeva da giudice (Nota: gli scandinavi spesso usavano la guerra come mezzo per risolvere una contesa; chi vinceva uno scontro dimostrava di avere gli dèi dalla propria parte e, in sostanza, di avere ragione).

Tyr ha una caratteristica davvero inusuale: è privo della mano destra. Questa mutilazione, operata dal gigantesco e famelico lupo Fenrir, è frutto di un sacrificio che Tyr fece per il bene degli Asi (infilò la mano nella bocca del lupo per permettere ai suoi compagni di imprigionarlo).

mercoledì 12 febbraio 2014

L'uomo che usciva solo di notte (I. Calvino)



Ai tempi di Babì Babò viveva un povero pescatore con tre figlie da marito. C’era un giovane che ne voleva in moglie una, ma era uno che usciva solo di notte, e la gente non se ne fidava. Così la maggiore non lo volle per marito e la seconda nemmeno; invece la terza accettò. Le nozze si fecero di notte, e appena furono soli, lo sposo le disse: – Devo dirti un segreto: sono stato stregato, e la mia condanna è d’essere tartaruga durante il giorno, e tornare uomo solo di notte; da questa condanna posso liberarmi solo in un modo; devo lasciare mia moglie subito dopo le nozze e fare il giro del mondo, di notte come un uomo e di giorno come tartaruga; se tornato dal giro del mondo troverò mia moglie che m’è rimasta fedele e ha sopportato ogni disavventura per amor mio, ridiventerò uomo per sempre.
- Sono pronta, – disse la sposa.
Lo sposo le infilò al dito un anello con un diamante: – In tutte le occasioni, questo anello ti servirà, se saprai usarlo bene.
Era venuto giorno, e lo sposo si trasformò in tartaruga; e con il suo lento passo, partì per il giro del mondo. la sposa andò a girare per la città per trovare un lavoro. Incontrò un bambino che piangeva e disse alla madre: – Datemelo in braccio a me, che lo farò tacere.
-Brava, sareste, a farlo tacere, – disse la madre. – E’ tutto il giorno che piange.
- Per la virtù del diamante, – disse la sposa, – che il bambino rida, balli e salti! – E il bambino si mise a ridere, ballare e saltare.
Poi entrò in una bottega di panettiere e disse alla padrona: – Prendetemi a lavorare con voi, e non ve ne pentirete. - La presero a lavorare, e lei si mise a fare il pane e disse: – Per la virtù del diamante, che tutti vengano a comprare il pane in questa bottega, finché non ci lavorerò io! – Cominciò un andirivieni nella bottega che non finiva più. Vennero anche tre giovanotti, che, vista la bella sposa s’innamorarono di lei. – Se mi lasci passare una notte nella tua stanza, – le disse uno dei tre, – ti do mille franchi.
- E io, – disse l’altro , – te ne do duemila.
- E io tre, – disse il terzo.
Lei si fece dare i tremila franchi dal terzo e la sera lo fece entrare di nascosto in bottega.
- Aspetta un momento, – gli disse, – che metto il lievito nella farina, anzi fammi questo piacere: mettiti tu un momento a impastare.
L’uomo si mise a impastare, e impasta, impasta, impasta, per la virtù del diamante non poté toglier le braccia dalla pasta e continuò a impastare fino a giorno.
- Be’, finalmente hai finito! – gli disse lei. – Ce ne hai messo di tempo!
E lo cacciò via.
Poi disse di sì a quello dei duemila franchi , lo fece entrare appena buio, e gli disse di soffiare un momento sul fuoco, se no si spegneva. Lui soffia sul fuoco, soffia sul fuoco, per la virtù del diamante continuò a soffiare sul fuoco, gonfio in faccia come un otre, fino alla mattina dopo.
-Che modo di fare! – gli disse lei mattina, – vieni a trovare me e passi tutta la notte a soffiar nel fuoco! – E lo cacciò via.
La sera dopo, fece entrare quello dei mille franchi. – Io devo mettere il lievito, – gli disse; – intanto tu va’ chiudere la porta.
L’uomo chiude la porta, e per virtù del diamante la porta si riapre. Richiudi e riapri, passò la notte e venne il mattino.
L’hai chiusa, questa porta, finalmente? Be’, adesso riaprila e vattene.
I tre uomini carichi di rabbia, andarono a denunciarla. A quel tempo oltre gli sbirri c’erano anche le donne-sbirro che servivano per quando c’era da arrestare una donna. Così quattro donne-sbirro andarono per arrestare la sposa.
- Per virtù del diamante, – disse la sposa, – che queste donne si piglino a schiaffi fino a domattina.
E le quattro donne-sbirro presero a tirarsi manrovesci l’un l’altra da gonfiarsi la faccia di due dita ogni volta. Vedendo che non tornavano le quattro donne-sbirro con l’arrestata, furono mandati quattro sbirri a cercarle. La sposa li vide arrivare e dice: – Per la virtù del diamante, che questi uomini si mettano a saltare a cavallina, – e sull’istante, uno degli sbirri si abbassò con la schiena, un altro gli puntò le mani sulla schiena e saltò, e gli altri due dietro, e così presero a saltare alla cavallina uno dopo l’altro.
In quel momento, col suo passo trotterellante, ecco che arriva una tartaruga. Era il marito che tornava dal giro del mondo, e ritrovando la moglie, tac!, ridiventò un bel giovane e tale rimase accanto a lei fino a tarda età.

sabato 8 febbraio 2014

Gianni Rodari: Favole al telefono

Gianni Rodari è nato ad Omegna nel 1920 e ha saputo coltivare la sua passione per la scrittura, fino a diventare scrittore di fiabe per bambini

Oltre che scrittore di opere prosastiche, Rodari è stato anche un pedagogista e un giornalista, oltre che vero e proprio poeta. Le sue opere sono state tradotte in moltissime lingue.
Fu inoltre vincitore del prestigioso Premio Hans Christian Andersen nel 1970, proprio perché fu uno tra i maggiori interpreti del tema "fantastico" nonché uno fra i principali teorici dell'arte di inventare storie.

È morto a Roma nel 1980

Favole al telefono
Favole al telefono è stato pubblicato nel 1962 e sono nate, così ci dice Rodari, dallo scontro occasionale di due parole, da errori di ortografia, da giochi di parole...
 Il protagonista è il ragionier Bianchi, un uomo che vive a Varese ed è un rappresentante farmaceutico in giro per l’Italia. Ogni sera, alle nove in punto, anche se lontano da casa, telefona alla figlia e le racconta una favola prima di andare a dormire. Le storie erano così belle che le centraliniste interrompevano il loro lavoro per ascoltare anche loro.