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mercoledì 25 maggio 2016

Alla scoperta nella Biblioteca Proibita - IV Incontro - sabato 14 maggio 2016


 Nicolas Flamel e la Pietra Filosofale


La sala era davvero uno spettacolo. Dalle pareti pendevano ghirlande d'agrifoglio e di pungitopo, e tutto intorno erano disposti non meno di dodici giganteschi alberi di Natale, alcuni decorati di ghiaccioli scintillanti, altri illuminati da centinaia di candeline. ‘Quanti giorni mancano alle vacanze?’ chiese Hagrid.  ‘Soltanto uno’ rispose Hermione. ‘E questo mi fa venire in mente... Harry, Ron, manca mezz'ora al pranzo, dobbiamo andare in biblioteca’. ‘Ah, già, è vero’ disse Ron distogliendo lo sguardo dal professor Vitious, che dalla sua bacchetta magica stava facendo uscire festoni di bolle che si depositavano sui rami del nuovo albero. ‘In biblioteca?’ chiese Hagrid seguendoli fuori del salone. ‘Prima delle vacanze? Dite un po', ma non è che esagerate con lo studio?’ ‘Non è per studiare’ gli spiegò Harry tutto allegro. ‘da quando ci hai parlato di Nicolas Flamel che stiamo cercando di scoprire chi diavolo è’. ‘Che cosa?’ Hagrid sembrava sconvolto. ‘Statemi bene a sentire... Ve l'ho già detto... lasciate perdere. Che cosa custodisce il cane non sono affari vostri’. ‘Vogliamo soltanto sapere chi è Nicolas Flamel, tutto qui’ disse Hermione. ‘A meno che non voglia dircelo tu, così ci risparmi la fatica’ soggiunse Harry. ‘Abbiamo già sfogliato centinaia di libri e non l'abbiamo trovato da nessuna parte... Dacci almeno una dritta! Io so soltanto che il suo nome l'ho letto da qualche parte’. ‘Ho le labbra cucite’ disse Hagrid categorico. ‘Allora, non ci rimane che scoprirlo da soli’ disse Ron. Lasciarono Hagrid con l'aria contrariata, e si avviarono di corsa verso la biblioteca. Era vero che, da quando Hagrid se l'era fatto sfuggire di bocca, avevano sfogliato libri su libri in cerca di quel nome perché in quale altro modo avrebbero potuto scoprire che cosa stava cercando di rubare Piton? Il guaio era che non sapevano da dove cominciare, ignorando quel che Flamel poteva aver fatto per essere citato in un libro. Non compariva in Grandi maghi del ventesimo secolo, e neanche in Esponenti di rilievo della magia del nostro tempo; non era citato in Scoperte importanti della magia moderna, né in Rassegna dei recenti sviluppi della magia. E poi, naturalmente, c'era il problema delle dimensioni della biblioteca; decine di migliaia di volumi; migliaia di scaffali, centinaia di stretti corridoi. Hermione tirò fuori un elenco di materie e di titoli che aveva deciso di cercare mentre Ron si avviava lungo un corridoio e cominciava a estrarre libri a caso dagli scaffali. Harry si aggirava invece nel Reparto Proibito. Da un pezzo si chiedeva se Flamel non si trovasse in qualche libro di quel reparto. Purtroppo, per prendere uno qualsiasi dei libri proibiti occorreva un'apposita autorizzazione firmata da uno dei professori, e lui sapeva benissimo che non sarebbe mai riuscito a procurarsela. Quelli erano i libri che contenevano i potenti segreti della Magia Nera che non veniva mai insegnata a Hogwarts, e venivano letti soltanto dagli allievi più anziani che si perfezionavano nella Difesa contro le Arti Oscure. ‘Che cosa stai cercando, ragazzo?’ ‘Niente’ rispose Harry. Madama Pince, la bibliotecaria, brandiva contro di lui un piumino per la polvere.  ‘Allora farai meglio ad andartene. Fila... fuori!’ Rimpiangendo di non essere stato più veloce a inventare qualche scusa, Harry lasciò la biblioteca. Con Ron e Hermione aveva convenuto che era meglio non chiedere a Madama Pince dove poter trovare notizie su Flamel. Lei sarebbe stata certamente in grado di dirglielo, ma non potevano rischiare che le loro intenzioni giungessero all'orecchio di Piton. Harry aspettò fuori nel corridoio per vedere se i due amici avessero trovato qualcosa, ma non nutriva molte speranze. Erano circa due settimane che portavano avanti la loro ricerca, ma dato che potevano farlo solo nei ritagli di tempo tra una lezione e l'altra, c'era poco da stupirsi che non avessero trovato ancora niente. Quello di cui avrebbero avuto veramente bisogno era di poter cercare a lungo e con comodo, senza sentirsi sul collo il fiato di Madama Pince. Cinque minuti dopo, Ron e Hermione lo raggiunsero scuotendo la testa delusi. Andarono a pranzo. ‘Continuerete a cercare mentre sono via, non è vero?’ chiese Hermione. ‘E se trovate qualcosa mi mandate un gufo’.


[nella parte che abbiamo tagliato, per motivi di eccessiva lunghezza del testo, Harry trascorre le

vacanze di Natale al castello di Hogwarts con il suo amico Ron e con i suopi fratelli. Insieme passano una giornata bellissima, giocando e mangiando dolcetti. Harry per la prima volta riceve dei regali di Natale: i Dursley non gi avevano mai fatto dei regali. Oltre al maglione di lana confezionato dalla signora Wesley, Harry trova vicino al proprio letto il regalo di uno sconosciuto. All’interno del pacco c’è un mantello di una stoffa finissima: è il mantello dell’invisibilità. Indossandolo e comprendocisi bene, Harry non può essere visto da nessuno. La notte di Natale decide dunque di uscire dal dormitorio dei Grifondoro e gironzolare non visto per il castello. All’improvviso viene in mente a Harry di visitare Il Reparto Proibito della biblioteca alla ricerca di informazioni su Nicolas Flamel]

Nella biblioteca era buio pesto e c'era un'atmosfera da brivido. Harry accese una lampada per vedere le file di libri. La lampada sembrava galleggiare a mezz'aria, e anche se Harry sapeva di reggerla lui col braccio, la sua vista gli faceva venire la pelle d'oca. Il Reparto Proibito era proprio in fondo alla biblioteca. Facendo molta attenzione e scavalcando il cordone che separava quei libri dal resto della biblioteca, Harry tenne alta la lampada per leggere i titoli. Ma non gli dicevano granché. Le lettere erano talmente consunte che l'oro veniva via a pezzi, e formavano parole in lingue che Harry non
capiva. Alcuni, poi, non avevano titolo. Uno mostrava sulla copertina una macchia scura dall'aspetto sinistro, che aveva tutta l'aria di esser sangue. A Harry si rizzarono i capelli in testa. Forse era tutta una sua fantasia, forse no, ma credette di sentire un debole sussurro provenire dai libri, come se quelli avvertissero la presenza di un intruso. Doveva pur cominciare da qualche parte. Sistemò con circospezione la lampada a terra, guardò lungo lo scaffale più basso in cerca di un libro interessante. Un grosso libro nero e argento colpì la sua attenzione. Lo tirò fuori con difficoltà, perché era molto pesante e, appoggiandoselo sulle ginocchia, lo aprì. Il silenzio fu rotto da un grido lacerante, da far gelare il sangue nelle vene. Proveniva dal libro! Harry si affrettò a richiuderlo, ma il grido continuò ancora: un'unica nota acuta, ininterrotta, assordante. Arretrando, il ragazzo inciampò e urtò la lampada che si spense all'istante. Terrorizzato, udì dei passi lungo il corridoio all'esterno. Ripose nello scaffale il libro urlante e se la diede a gambe. Incrociò Gazza quasi sulla porta. Lo sguardo di quegli occhi pallidi e furenti lo attraversò da parte a parte senza vederlo: Harry sgattaiolò sotto il braccio alzato del guardiano, e spiccò una corsa furibonda per il corridoio, con le grida del libro che gli risonavano ancora nelle orecchie.

Harry, Ron e Hermione avevano quasi abbandonato ogni speranza di trovare Flamel nei libri della biblioteca, sebbene Harry fosse sempre sicuro di aver letto quel nome chissà dove. All'inizio del trimestre, si rimisero a sfogliare libri ogni volta che avevano ricreazione. I tre amicio stavano chiacchierando nella Sala Comune, quando Neville piombò nella sala di ritrovo. Non si capiva come avesse fatto a passare dal buco dietro il ritratto, perché aveva le gambe bloccate insieme da quello che riconobbero immediatamente come l'Incantesimo della Pastoia: probabilmente aveva fatto tutta la strada fino alla torre di Grifondoro a balzelloni, come un coniglio.  Tutti si rotolarono dalle risate salvo Hermione, che saltò su e gli fece subito un controincantesimo. Le gambe di Neville si sciolsero dagli invisibili laccioli e lui si mise in piedi tutto tremante.  ‘Che cosa ti è successo?’ chiese Hermione mentre lo accompagnava a sedersi vicino a Harry e a Ron.  ‘Malfoy’ rispose Neville con voce tremula. ‘L'ho incontrato fuori della biblioteca. Ha detto che stava cercando qualcuno su cui sperimentare il trucco’.  ‘Va' dalla professoressa Mcgranitt!’ lo esortò Hermione. ‘Raccontale tutto!’  Ma Neville scosse la testa.  ‘Non voglio altri guai’ bofonchiò.  ‘Ma Neville, devi tenergli testa!’ disse Ron. ‘Quello è abituato a passare sopra al prossimo, ma questa non è una ragione per prosternarsi davanti a lui e rendergli più facile il compito’.  ‘Non hai bisogno di dirmi che non sono abbastanza coraggioso per far parte della squadra del Grifondoro: ci ha già pensato Malfoy’ fece Neville con voce strozzata.  Harry si cacciò una mano nella tasca del mantello e ne estrasse una Cioccorana, l'ultimissima della scatola che Hermione gli aveva regalato a Natale. La porse a Neville, che sembrava sull'orlo delle lacrime. ‘Tu vali dodici Malfoy’ disse. Le labbra di Neville si stiracchiarono in un debole sorriso, mentre scartava la Cioccorana.  ‘Grazie, Harry... Credo che me ne andrò a letto. Vuoi la figurina? Tu fai collezione, no?’  Mentre Neville si allontanava, Harry dette un'occhiata alla figurina del Famoso Mago.  ‘Un'altra volta Silente’ fece. ‘E' stato il primo che ho mai...’  Ma le parole gli si strozzarono in gola. Fissò il retro della figurina. Poi alzò gli occhi su Ron e Hermione.  ‘L'ho trovato!’ bisbigliò. ‘Ho trovato Flamel! Ve l'avevo detto che quel nome l'avevo già letto da qualche parte! stato sul treno, venendo qui a Hogwarts. State a sentire: "Il Professor Silente è noto soprattutto per avere sconfitto nel 1945 il mago del male Grindelwald, per avere scoperto i dodici modi per utilizzare sangue di drago e per i suoi esperimenti di alchimia, insieme al collega Nicolas Flamel"!’ Hermione saltò su. Non aveva quell'aria euforica dalla prima volta che avevano ricevuto i voti per i loro esercizi. ‘Restate lì!’ disse, e corse difilato su per le scale diretta ai dormitori delle ragazze. Harry e Ron ebbero appena il tempo di scambiarsi un'occhiata perplessa che lei era già di ritorno a tutta velocità, portando fra le braccia un enorme e vecchio librone. ‘Non ho mai pensato di guardare qui dentro!’ sussurrò tutta eccitata. ‘Questo l'ho preso dalla biblioteca qualche settimana fa, quando cercavo una lettura un po' leggera...’  ‘Leggero, quello?’ esclamò Ron, ma Hermione gli disse di star zitto finché non avesse trovato qualcosa, e cominciò a girare febbrilmente le pagine borbottando fra sé e sé. Alla fine trovò quel che cercava. ‘Lo sapevo! Lo sapevo!’  ‘Adesso possiamo parlare?’ fece Ron imbronciato. Hermione lo ignorò. ‘Nicolas Flamel’ mormorò in tono d'importanza, ‘è l'unico di cui si sappia che ha fabbricato la Pietra Filosofale!’ Ma non sortì precisamente l'effetto che si aspettava.  ‘La che?’ chiesero Harry e Ron a una voce. ‘Uffa, ma voi due non sapete leggere? Guardate: leggete che cosa dice qua’. Spinse il librone verso di loro, e i due ragazzi lessero: la disciplina dell'alchimia si occupa di fabbricare la Pietra Filosofale, una sostanza leggendaria dai poteri sbalorditivi. La pietra è in grado di trasformare qualsiasi metallo in oro puro e per giunta produce l'Elisir di Lunga Vita, che rende immortale chi lo beve. Nel corso dei secoli si è parlato molto della Pietra Filosofale, ma l'unica che esista attualmente appartiene a Nicolas Flamel, noto alchimista e appassionato di opera lirica. Flamel, che l'anno scorso ha festeggiato il suo seicentosessantacinquesimo compleanno, conduce una vita tranquilla nel Devon insieme alla moglie, Peronella, che ha seicentocinquantotto anni. ‘Capito?’ disse Hermione quando ebbero terminato. ‘Di certo, il cane fa la guardia alla Pietra Filosofale di Flamel! Scommetto che ha chiesto a Silente di custodirla, perché sono amici e lui sapeva che qualcuno ne era in caccia. Ecco perché ha voluto far portare via la Pietra dalla Gringott!’  ‘Una pietra che fabbrica l'oro e rende immortali!’ esclamò Harry. ‘E ci credo che Piton le dà la caccia! Chiunque vorrebbe possederla’.  ‘E ci credo che non trovavamo Flamel in quella Rassegna dei recenti sviluppi della magia’ aggiunse Ron. ‘Se ha seicentosessantacinque anni, non è poi tanto recente! Voi che ne dite?’.

lunedì 2 marzo 2015

Arrivederci piccoli lettori!

Ciao a tutti Piccoli Lettori!

Anche quest'anno il ciclo di incontri è giunto al termine, non senza un po' di dispiacere da parte delle vostre "maestre" che durante questi otto incontri vi hanno guidato nel mondo della mitologia e si sono affezionate tanto a voi. Per il secondo anno di fila il progetto "Piccoli Lettori Crescono" si è svolto regolarmente e ha riscosso abbastanza successo presso voi bambini; ne siamo molto felici! Per noi volontari del comune di Racconigi sono stati due piccoli grandi successi! Quando abbiamo stilato il progetto di questi incontri, a ottobre 2013 e settembre 2014 non pensavamo certo che a voi Piccoli questo ciclo di lezioni sarebbe piaciuto così tanto e che avreste partecipato così numerosi. Siamo stati ben lieti, infatti, di raccogliere le 120 adesioni quest'anno, e di accogliere una media di 40-50 Piccoli lettori ad ogni incontro.
L'esperienza che abbiamo vissuto insieme è stata estremamente formativa... non per voi Piccoli Lettori, ma per noi maestre! E' stato molto bello riscoprire insieme il mondo delle fiabe e degli antichi miti e insieme il Vostro mondo di bambini. Siamo stati molto felici di vedervi arrivare ogni sabato armati di entusiamo e di voglia di scoprire qualcosa di nuovo, voglia di ascoltarci, ma soprattutto di stare insieme, di fare un percorso insieme. Un percorso che certamente ci ha arricchito tutti, Piccoli Lettori e Grandi Lettori.
Speriamo che tutto il nostro lavoro sia stato da voi apprezzato e che vi siate divertiti almeno un pochino! Ma soprattutto speriamo di rivedervi il prossimo anno.. noi ci impegneremo sicuramente per reiterare il progetto e rinnovarlo con contenuti e modalità sempre nuovi. A proposito... noi volontari del comune di Racconigi saremmo ben contenti di sapere che cosa pensate di Piccoli Lettori, che cosa vi è piaciuto, e anche che cosa non vi è piaciuto, cosa possiamo riproporre nei prossimi cicli e che cosa invece andrebbe migliorato. Potete scriverci cosa ne pensate all'indirizzo e-mail piccolilettori.racconigi@gmail.com oppure lasciare un commento a qualunque post di questo blog. Leggeremo tutto quello che avrete da dirci e risponderemo sicuramente!

Nell'attesa delle vostre e-mail, vi lasciamo il programma completo suddiviso lezione per lezione su questo Blog (che continuerà ad essere aggiornato, non dimenticatevi l'indirizzo perché il prossimo anno continueremo a utilizzarlo!), potete rileggere i brani che abbiamo letto insieme durante i nostri incontri, oppure cercare letture nuove sull'argomento.. noi continueremo a proporvene ancora nei prossimi mesi.
infine vi consiglio di "ripassare" gli argomenti di ogni incontro perché saranno oggetto del Grande Gioco della festa finale! Quindi, mi raccomando, rileggete tutto bene!!!

In attesa di rivederci finalmente alla Festa dei Piccoli Lettori (per sapere QUANDO, COME e DOVE si svolgerà, fate affidamento alla sezione NEWS E NOTIZIE di questo stesso sito), vi salutiamo con un grande abbraccio!
Ciao Piccoli Lettori!
Non smettete MAI di leggere!

Serena
Giada
Chiara L.
Giulio
Chiara C.
(e tutti gli altri volontari che ci hanno assistito in questo bel percorso)


domenica 1 marzo 2015

Incontro VII - Mitologia Nativo Americana



Che cos'è il Grande Spirito?
Nonostante il credo religioso o spirituale varino molto da tribù a tribù alcuni dei concetti base esistono nella gran parte di esse: esisteva un "Grande Spirito" che rappresenta una grande potenza che sosteneva tutta la creazione. Egli non possiede un carattere né una forma personale, è un'entità che raccoglie l'essenza di tutte le cose esistenti. Per gli Indiani d'America tutte le forme di vita interagiscono fra di loro e dipendono le une dalle altre. Quest'armonia deve essere preservata dagli esseri umani, che devono trovare la loro via attraverso sogni, visioni o segni.
Il Grande Spirito (o Grande Mistero) non è un'entità divina che manipola la realtà e le cose secondo il proprio volere, ma è un'energia onnicomprensiva e permanente, che lega a sé tutte le cose esistenti. Più che al Dio Giudeo-Cristiano, rappresenta qualcosa di più simile al Tao cinese.
La creazione fra i Nativi Americani ~ La Grande Madre
Le popolazioni nativo americane condividevano la radicata consapevolezza di essere parte integrante, ma non fondamentale, del mondo (non esiste presso i nativi americani l’arroganza di delegare all’uomo il posto preponderante nel creato). Ed è in questo contesto di grande rispetto per la vita e per tutte le sue manifestazioni che si sviluppò l'idea di una Terra Madre, in grado di generare non solo gli uomini, ma tutte le creature viventi.
Nei miti proposti, appartenenti a due popolazioni differenti, il concetto di Grande Madre è rielaborato in maniera piuttosto simile. Nel mito Figli della Terra, ideato dagli Apache Jicarilla, la Grande Madre è identificata con la Terra stessa, che, dopo essere emersa (secondo gli Apache il mondo in principio era ricoperto d'acqua), ha partorito tutti gli esseri viventi, fino a quel momento rimasti al suo interno. Al contrario, nel mito della genesi narrato dagli Okanogan, Dal Corpo di Una Donna, gli esseri viventi sono nati dalla carne, dal corpo voluttuoso di una donna, la Terra.

-          BRANO DA LEGGERE: Figli della Terra - (Apache Jicarilla)
Al principio il mondo era interamente coperto d'acqua. Non vi era terra da nessuna parte; non pianure nè valli nè colline nè monti. Solo un'immensa distesa d'acqua. Era davvero un luogo solitario e desolato, immerso nel buoi più assoluto. Non c'era ancora la luce ma ovunque regnava una fitta oscurità. Allora, al tempo delle origini, tutti gli esseri viventi erano raccolti nel sottosuolo, in un mondo sotterraneo. Era quello il luogo dal quale ebbe inizio l'emersione. In quel mondo sotterraneo tutte le cose avevano vita; gli animali potevano parlare come esseri umani e anche gli alberi possedevano la virtù della parola. Proprio là, in quel mondo buio, in quella intensa oscurità che dominava il primordiale universo sotterraneo, vivevano alle origini gli Apache Jicarilla. Essi non sopportavano quel buio perenne e cercavano di farsi luce bruciando piume d'aquila. Usando le piume come fossero torce, i Jicarilla potevano vincere le tenebre di quella che sembrava una notte senza fine. Non tutti però odiavano la densa oscurità che regnava nel sottosuolo. Orso, Pantera e Gufo prediligevano il buio e mai avrebbero voluto vedere la luce. Ben presto questi animali amanti della notte si scontrarono con tutti gli altri animali e con gli uomini che desideravano invece la luce del giorno. Ne nacque una violenta lite. Al termine dell'inutile contesa, decisero di risolvere la disputa con il gioco dei bussolotti. Il vincitore avrebbe deciso per la luce o per il buio nel sottosuolo. Il gioco ebbe inizio.
Gazza e Quaglia, che amano molto la luminosità poichè hanno occhi chiari e vista aguzza, riuscirono subito ad individuare il bottone che faceva da bussolotto e che gli avversari avevano nascosto in un piccolo bastone cavo. così vinsero la prima partita e, in seguito a ciò, già si intravedeva la flebile luce della stella del mattino. A quel primo chiarore Orso scappò via dileguandosi nell'oscurità di una grotta. Il gioco continuò e ancora una volta gli animali che amano la luce vinsero insieme agli esseri umani. subito da Est incominciò a sorgere la luminosità sempre più chiara e intensa e Pantera, impaurito, si allontanò velocemente nascondendosi in un anfratto che ancora rimaneva buio. Giocarono ancora e di nuovo la squadra della luce vinse. L'Est era ormai sempre più illuminato e si potevano vedere già i primi raggi del sole che annunziavano l'alba imminente. Stavolta fu Orso Bruno a svignarsela per proteggersi dalla luce incipiente. Quando gli esseri umani e gli animali amanti del giorno vinsero per la quarta volta, allora Sole sorse a Est e finalmente le tenebre sotterranee furono sconfitte. Tutto era illuminato e fu davvero difficile per Gufo scovare un nascondiglio che lo proteggesse da tanto radioso splendore. Appena Sole fu al centro del cielo sotterraneo scoprì che nella volta celeste si apriva un grosso buco. Si affacciò allora a dare un'occhiata e rimase stupito: dall'altra parte vi era un altro mondo, la nostra terra. Quando riferì alla gente la sua scoperta vi fu un improvviso clamore, tutti erano eccitati, volevano salire verso quell'apertura, ma non sapevano come fare. Poi alcuni di essi riuscirono a trovare della sabbia; era terra colorata di quattro colori diversi: azzurro, giallo, nero e scintillante. Con questa terra costruirono quattro piccoli mucchi: uno di terra nera, che posero ad Est, un altro di terra azzurra a Sud, poi ancora uno di terra gialla ad Ovest ed infine quello di terra scintillante a Nord. Altre persone pensarono bene di seminare questi piccoli mucchi di terra con semi e piante di frutta. Altri ancora provvidero ad innaffiarli prontamente. Ciascuno si dava un gran da fare e tutti aiutavano in qualcosa, tanta era l'ansia di salire verso il nuovo mondo. Quando furono ben zuppi d'acqua, i mucchi di sabbia incominciarono a fremere, poi subito si gonfiarono e all'improvviso incominciarono a crescere a vista d'occhio. Più la gente versava l'acqua, più diventavano gonfi, sempre più gonfi e ancora più alti. A mano a mano che i mucchi crescevano, i semi germogliavano e le piantine andavano trasformandosi in alberi frondosi. Ora i mucchi erano cresciuti come colline e gli alberi da frutta si ricoprirono di gemme fiorite. Le quattro colline continuarono a crescere fino a diventare alte come montagne: allora le frasche si arricchirono di splendidi frutti, bacche mature e succose ciliege. La montagna cresceva sempre di più e sembrava raggiungere la volta celeste proprio nel punto in cui si apriva il buco. La gente era felice. Danzava e cantava mentre il monte diveniva sempre più alto. Tutti speravano di poter presto emergere dal sottosuolo.
Un giorno due giovani fanciulle, attratte dal meraviglioso spettacolo di quelle quattro montagne ricche di frutti e di fiori, si arrampicarono lungo le pendici alberate ed incominciarono a raccogliere bacche da gustare e fiori per ornare i loro capelli. In quel modo però le due ignare ragazze violarono quello scenario così attraente e fu così che all'improvviso le montagne smisero di crescere.
La gente si meravigliò non riuscendo a capire perchè ciò fosse accaduto. Fu deciso allora di inviare un esploratore perchè scoprisse la causa di quell'arresto improvviso. Fu scelto Ciclone, il quale subito si mise in cammino cercando in ogni angolo, finchè non scoprì le due ragazze e le ricondusse alla gente. Le montagne tuttavia non ripresero a crescere ed ora sembrava impossibile raggiungere il buco, poichè le vette più alte si erano arrestate ad una certa distanza da esso. Allora alcuni pensarono di costruire una scala legando fra loro piume d'aquila, ma quei fragili gradini si ruppero subito sotto il peso delle persone. Così fu anche per una seconda scala di piume. Dopo vari fallimenti la gente era triste e scoraggiata. Giunse allora Bufalo e offrì il suo corno destro affinchè la gente lo utilizzasse come scala. L'idea era buona, ma un solo corno non bastava. Giunsero allora altri tre bufali ad offrire le loro corna. Fu possibile costruire così una scala molto solida, capace di sopportare il peso d'un uomo. La scala, posta sulla cima del monte, raggiunse l'apertura; così finalmente tutti poterono salire verso il foro. Ma il peso dell'intera umanità curvò le corna del Bufalo e da allora i bufali hanno corna ritorte. Intanto tutti gli esseri viventi del sottosuolo si erano raccolti intorno al buco. Essi non potevano ancora emergere poichè il mondo era coperto dall'acqua. Quattro burrasche furono allora inviate per spazzare via le acque dalla terra. Burrasca nera soffiò ad Est, Tempesta azzurra a Sud, Burrasca gialla ad Ovest e Tempesta scintillante a Nord. Così nacquero i quattro oceani.
Dopo aver raccolto le acque nelle quattro direzioni, le burrasche si calmarono e ritornarono nel sottosuolo. Il mondo era ora libero dalle acque, ma il suolo era ancora umido e melmoso. Il primo ad uscire fu Puzzola. Appena fu all'esterno le sue gambe sprofondarono nel fango e divennero nere; e da allora sono rimaste di questo colore. Fu poi la volta di Castoro. Appena si trovò sul mondo costruì una grande diga e raccolse tutta l'acqua che ancora si trovava sulla terra, in un grande lago. Per fare ciò Castoro impiegò molto tempo. Gli uomini raggruppati intorno al buco non lo videro tornare e inviarono Ciclone a vedere se gli fosse successo qualcosa. Quando Ciclone incontrò Castoro intento a recuperare l'acqua che si andava ritirando, dapprima non capì, poi Castoro gli spiegò che quell'acqua sarebbe servita a dissetare l'umanità. Allora insieme ritornarono al buco della terra. Ormai il mondo nuovo era completamente asciutto. Tutte le acque erano state riversate nei quattro oceani e nel grande lago costruito da Castoro. La gente poteva finalmente venir fuori.
Con grande felicità tutti emersero dal buco della terra, come bambini partoriti dal ventre di una madre. Tutta l'umanità venne fuori da lì, i nostri antenati e tutti gli animali. Viaggiarono verso Est, verso Nord, verso Ovest e verso Sud fino a raggiungere gli oceani, e durante il viaggio ciascuno scelse il luogo dove vivere.
Da allora sappiamo che la Terra è la nostra Madre e il Cielo è il nostro Padre. Essi sono marito e moglie e si prendono cura di noi, loro figli. La terra provvede per noi offrendoci cibo e frutta e ogni genere di ricchezza che provenie da essa.

mercoledì 28 gennaio 2015

Incontro V: Mitologia Norrena - Gli dei principali

Gli dei: Asi e Vani
Con mitologia norrena, mitologia nordica o mitologia scandinava ci si riferisce all'insieme dei miti appartenenti alla religione tradizionale pre-cristiana dei popoli scandinavi, inclusi quelli che colonizzarono l'Islanda e le Isole Fær Øer, dove le fonti scritte della mitologia norrena furono assemblate.
Secondo la mitologia norrena il mondo sensibile è "Miðgarðr" (lett. "Terra di Mezzo"). Circondata dalle acque, alla sua sommità si trova Asgarðr, la dimora degli dei, raggiungibile unicamente tramite Bifröst, il ponte dell'arcobaleno. I Giganti vivono all'esterno del mondo, al Nord, in un luogo chiamato Jötunheimr ("Terra dei Giganti"). La dea Hel governa il sotterraneo regno "Helheim" ("Dimora di Hel"), luogo predestinato ai defunti. Nel Sud vi è l'infuocato e misterioso reame di Muspell, il Múspellsheimr dimora dei giganti del fuoco. Ulteriori regioni dell'immaginario norreno sono Álfheimr dimora degli "elfi chiari" (ljósálfar), Svartálfaheimr dimora degli elfi oscuri e Niðavellir le miniere dei Nani.
Le divinità sono divise in due classi: gli Æsir (Asi) e i Vanir (Vani). La distinzione non è tuttavia netta: nel passato remoto le due fazioni si fronteggiarono in guerra, ma in seguito raggiunsero la pace, si scambiarono ostaggi e alcuni membri si unirono in matrimonio. Di determinate divinità non è chiara l'appartenenza a una delle due classi.
• Gli ASI (al singolare Áss, al femminile singolare Ásynja, al femminile plurale Ásynjur) sono: Odino (Óðinn), Thor (Þórr), Baldr, Týr, Bragi, Heimdallr, Höðr, Víðarr, Váli, Forseti, Loki, Frigg, Sága, Eir, Gefjun, Fulla, Sif, Lofn, Vár, Vör, Hlín, Snotra e Gná.
• I VANI sono: Njörðr, Freyr, Freyja, Gullveig e Ullr.

Analisi degli dèi principali: Odino, Thor e Tyr
Odino
Nella mitologia norrena Odino è il re della classe di divinità dette Asi, ed è associato alla sapienza, all'ispirazione poetica, alla profezia, alla guerra e alla vittoria. Brandisce Gungnir, la sua lancia, e cavalca Sleipnir, il suo destriero a otto zampe. Figlio di Borr e della gigantessa Bestla, fratello di Víli e Vé, sposo di Frigg e padre di molti degli dèi, tra cui Thor (il Fulmine ordinatore), e Baldr. Spesso viene inoltre definito "Padre degli Dèi" o Allföðr, Allvater, Allfather ("Padre del Tutto").
Odino guiderà gli dèi e gli uomini contro le forze del caos nell'ultima battaglia, quando giungerà il Ragnarök, la fine del mondo, nel quale il dio sarà ucciso, inghiottito dal temibile lupo Fenrir, per essere immediatamente vendicato da Víðarr che ne lacererà le fauci dopo avergli piantato un piede nella gola.
Essendo il più antico degli dèi e il creatore del mondo e di tutte le cose, personificazione della sorgente stessa del tutto, Odino è il signore della sapienza, conoscitore delle essenze più antiche e profonde. Egli conosce per primo tutte le arti e in seguito le ha insegnate agli uomini.
La sapienza di Odino è conoscenza, magia e poesia al tempo stesso. Egli non solo conosce i misteri dei Nove Mondi e l'ordine delle loro stirpi, ma anche il destino degli uomini e il fato stesso dell'universo.
Odino ha al suo seguito diversi animali. Innanzitutto i due corvi Huginn e Muninn (i nomi significano pensiero e memoria), che spedisce ogni giorno in giro per il mondo perché, quando essi ritornano al tramonto, gli sussurrino ciò che hanno visto; e poi due lupi, Geri e Freki, ai quali getta il suo cibo durante le cene del Valhalla (sua dimora) visto che egli si nutre esclusivamente di idromele e di vino.
Thor
Thor (norreno Þórr) è una delle principali divinità scandinave, noto come il dio del tuono.
Figlio di Odino e di Jörð, dea della terra, era il più forte degli dèi. Sua moglie si chiamava Sif e i suoi figli erano Magni, Þrúðr e Móði.
Mentre Odino era considerato re degli dèi, il rosso Thor dalla fluente barba e dai possenti muscoli, era un po' più il dio degli uomini. Da loro era molto amato, tanto che i Vichinghi si definivano Popolo di Thor.
La sua forza, già leggendaria, era aumentata da tre oggetti che non abbandonava mai e che lo rendevano quasi invincibile: una cintura che raddoppiava la forza di chi la indossava, un paio di guanti di ferro e il leggendario martello Mjöllnir, strumento usato per colpire i mostri e i nemici, dal funzionamento analogo a quello di un boomerang, che simbolicamente rappresentava il fulmine e, dunque, preannunciava le piogge. I contadini erano soliti indossare catenine con appesi martelletti proprio per ingraziarsi la divinità.
Il suo mezzo di spostamento era un carro trainato da due capre (Tanngnjóstr e Tanngrisnir). Anche questi animali avevano proprietà portentose: per Thor, durante i suoi viaggi, era consuetudine cibarsene considerando che, conservando le pelli e le ossa, il mattino seguente sarebbero rinati.
Tyr
Týr era il dio della guerra nella mitologia norrena, nonché patrono della giustizia.
Era il protettore della guerra e della vittoria. Prima di ogni battaglia, i guerrieri, frementi per la tensione, rivolgevano a lui le loro preghiere e stringevano nervosamente le lance e le spade su cui era inciso il nome di Tyr. Ogni arma era dedicata a questo dio, richiamato dal potere magico delle rune, che imprimevano il suo nome e la sua forza nelle lame che in pochi istanti sarebbero divenute rosse di sangue. Per propiziarsi la vittoria, i guerrieri si chinavano sulle armi incise e pronunciavano tre volte il nome di Tyr, a cui stavano chiedendo protezione. Nonostante fosse il dio della guerra, non godeva della violenza esasperata e del sangue versato, ma concepiva la guerra solo come il mezzo estremo per risolvere una contesa tra due parti in conflitto. Ecco perché Tyr era anche il dio del diritto, che spesso fungeva da giudice (Nota: gli scandinavi spesso usavano la guerra come mezzo per risolvere una contesa; chi vinceva uno scontro dimostrava di avere gli dèi dalla propria parte e, in sostanza, di avere ragione).

Tyr ha una caratteristica davvero inusuale: è privo della mano destra. Questa mutilazione, operata dal gigantesco e famelico lupo Fenrir, è frutto di un sacrificio che Tyr fece per il bene degli Asi (infilò la mano nella bocca del lupo per permettere ai suoi compagni di imprigionarlo).

lunedì 13 ottobre 2014

Coming Soon: Piccoli lettori crescono II ~ La vendetta!

Miei carissimi piccoli lettori,
Come promesso nell'articolo precedente del 26 settembre, le vostre """maestre lettrici""" si sono riunire e hanno discusso a lungo.. dopo tanto lavoro insieme e con l'immancabile supporto del Comune di Racconigi, abbiamo organizzato il nuovo ciclo di incontri targato PiccoliLettori! Siete contenti?? Si, certo che si!!!
Questo significa che a partire da Novembre ricominceremo a vederci tutti insieme in biblioteca il sabato pomeriggio, dalle 15 alle 17. L'invito è esteso a tutti i bimbi lettori che frequentano la terza, quarta e quinta elementare.
Quali sono le novità?
Siccome vi vogliamo tanto bene e vogliamo passare più  tempo con voi, abbiamo deciso che gli incontri saranno ben OTTO, di due ore ciascuno. Ma siccome non siete solo lettori, ma anche sportivi e viaggiatori, ci incontreremo con frequenza bisettimanale, cioè ogni DUE sabati. E ancora, siccome l'anno scorso ci avete stupite con effetti speciali perché avete partecipato in moltissimi (e noi siamo felicissimi di questo!!), per poter lavorare meglio quest'anno verrete suddivisi in quattro gruppi di lavoro. Altre novità??? Certo! Ovviamente è cambiato il tema e stiamo lavorando per proporvi tantissime e divertentissime attività.. volete sapere quali? No no, SORPRESAAAA!
Ah, un'ultima cosa.. ci vediamo presto, molto presto, prima di quanto possiate immaginare!!!

Serena
Chiara L.
Chiara C.
Beba
Giada

sabato 8 febbraio 2014

Emilio Salgari: Il corsaro nero

  Emilio Salgari nasce a Verona nel 1862, figlio di un mercante di tessuti. Non riuscì a divenire capitano della marina come avrebbe voluto, così si dedico alla scrittura, sua grande passione, diventando giornalista e poi scrittore.
—   Nel 1898 si trasferisce con la sua famiglia a Torino, dove si dedica alla propria attività di scrittore di racconti di avventura. Ogni giorno si recava presso la biblioteca civica, dove trovava mappe e racconti di viaggi esotici che costituivano la base e lo spunto per le sue storie.
—  Nel periodo torinese, Salgari pubblicò più di trenta racconti: è conosciuto soprattutto per aver inventato il personaggio di Sandokan.
Morì nel 1911 e i suoi funerali furono tenuti nel parco del Valentino.

IL CORSARO NERO
Il Corsaro Nero è un romanzo di avventura. Fu il primo di una serie di cinque romanzi collettivamente noti col titolo I corsari delle Antille. Il protagonista di tutti i romanzi è il personaggio del Corsaro Nero  o suoi parenti stretti.
Il romanzo è ambientato nella prima metà del Seicento, quando francesi e inglesi combattevano contro gli spagnoli per il controllo delle coste occidentali dell’America del nord. Per danneggiare le navi spagnole, i francesi e inglesi avevano permesso ai Corsari di navigare nell’Oceano Atlantico e di commettere scorrerie.
    I corsari, allora, scelsero come base l’isola di Tortuga. Da lì partivano per le missioni di assalto delle navi spagnole.